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Nonno Andrea, il villaggio delle zucche e la strategia di marketing

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Ti sei mai sentito trasportato in un mondo magico, immerso tra balle di fieno, spaventapasseri e zucche di ogni tipo e grandezza? Questa meraviglia si trova nel cuore di Villorba, in provincia di Treviso, nell’incantevole azienda agricola di Nonno Andrea, che crea un autentico Pumpkin Patch in stile americano.

L’Azienda Agricola di Nonno Andrea: un’esperienza bio e deliziosa

Nonno Andrea è un’azienda agricola che abbraccia con passione i metodi biologici e possiede la certificazione Biodiversity Friends per la produzione di frutta e verdura. Oltre a una vasta gamma di prodotti fatti in casa come composte dolci, sott’olio, creme di verdure e altro ancora, l’azienda vanta un agriturismo accogliente e instagrammabile.

Qui è possibile assaporare torte, biscotti, focacce e altri spuntini con un menù sempre in evoluzione, seguendo il ritmo delle stagioni. Un vero must sono i piatti preparati con la zucca, un’esperienza gustosa che delizia il palato.

  • Fonte: Nonno Andrea

Il Villaggio delle Zucche: un’atmosfera magica in autunno

Nel mese di ottobre, in occasione di Halloween e per celebrare la magia e i colori dell’autunno, nasce il Villaggio delle Zucche di Nonno Andrea. L’atmosfera che si respira è veramente incredibile e fatata, perfetta per i piccoli e i grandi.

Il villaggio è uno spettacolo scenografico: i bambini possono divertirsi con una vasta gamma di giochi creativi, mentre gli adulti possono rilassarsi gustando delizie in un ambiente colorato e allegro. Impossibile resistere alla tentazione di scattare qualche foto con gli spaventapasseri più bizzarri e le diverse attrazioni decorate da zucche.

  • Fonte: Nonno Andrea

Strategie di Marketing per creare un mondo incantato accessibile a tutti

Per rendere questa esperienza accessibile a un vasto pubblico e garantire il successo del Pumpkin Patch, Nonno Andrea adotta una serie di strategie di marketing ben studiate:

🎃 Estensione della Stagione: L’allestimento del Villaggio delle Zucche è disponibile dal 29 settembre al 31 ottobre, sette giorni su sette, dalle 9:00 alle 20:00. Questo ampio periodo permette a un vasto pubblico di partecipare.

🎃 Eventi Speciali e Attrazioni: L’aggiunta di un labirinto, artisti e giocolieri, musica dal vivo e altre attrazioni speciali rende l’esperienza ancora più coinvolgente. Questi eventi speciali contribuiscono ad attirare un numero maggiore di visitatori.

🎃 Strategia di Prezzi Flessibile: L’azienda adotta una strategia di prezzi flessibile con tariffe differenziate per i giorni feriali e i weekend. L’ingresso a pagamento è stabilito a 6 euro a persona durante la settimana e 8 euro nei weekend. Sono previste tariffe gratuite per determinate categorie di visitatori, come bambini sotto i 3 anni, over 80 e persone con disabilità.

🎃 Comunicazione Efficace: La promozione mediante l’utilizzo di piattaforme digitali, quali i canali social e la community di Nonno Andrea, costituisce un efficace veicolo pubblicitario. Inoltre, la diffusione delle informazioni attraverso il sito web e la possibilità di acquistare i biglietti online agevolano l’accessibilità e promuovono l’evento in modo efficace.

In conclusione, il successo del Villaggio delle Zucche di Nonno Andrea è frutto di una combinazione di fattori, tra cui la creazione di un’esperienza coinvolgente e magica, una strategia di marketing ben studiata e l’attenzione alla soddisfazione dei visitatori di tutte le età. 

Un’esperienza che si trasforma in qualcosa di unico e affascinante.


Sanremo 2023 e la strategia digitale

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Si è conclusa da poco la 73° edizione del Festival di Sanremo. Quest’anno il Festival della canzone italiana è stato molto digital, non solo per la presenza di Chiara Ferragni, nota influencer, tra i presentatori. Negli ultimi anni si è investito molto nella transmedialità per riuscire a raggiungere pubblici diversi da quelli tradizionali e coinvolgere i giovani.

Facendo una ricerca nelle principali piattaforme social abbiamo trovato un profilo ufficiale della manifestazione in ognuna di esse:

  • Facebook
  • Instagram
  • Twitter
  • Tik Tok

Studiando i contenuti, abbiamo notato che la strategia adottata ha considerato i diversi canali con le proprie specificità e quindi previsto una leggera differenziazione dei post condivisi nelle piattaforme.

Per valutare la presenza digitale del Festival non bisogna limitarsi solo ai social network. Gran parte dei post Facebook, Instagram e Twitter hanno incluso nel copy un link del sito Rai Play, dove poter guardare in diretta le serate o rivederle in differita. O dov’è tuttora possibile rivedere le singole esibizioni degli artisti preferiti. Oltre a questo link è stato indicato quello del sito Rai Play Sound: qui si trovano podcast e trasmissioni radio della Rai.

Nello specifico, i post che contengono questi link nel testo, mostrano parti dell’esibizione di un artista oppure di serate del Festival. Questi contenuti generano curiosità nell’utente e lo indirizzano nei siti RAI per guardare l’esibizione intera oppure ascoltare la canzone preferita.

Quindi i siti web della Rai rappresentano il perno o hub nell’architettura della strategia social.

TWITTER

E’ interessante evidenziare una particolarità: gran parte dei contenuti su Sanremo non sono stati condivisi dall’account ufficiale della manifestazione ma dalle pagine: Rai Radio2, Rai1, RaiPlay, Ufficio Stampa Rai. La pagina del Festival li ha poi ritwittati.

Vi starete chiedendo “Condividere i tweet nella pagina ufficiale non sarebbe stato più semplice?”.

Sì, ma in questo modo si promuovono anche gli altri account RAI.

TIK TOK

In questa piattaforma sono stati condivisi dei contenuti esclusivi. Ciò dimostra la varietà del piano editoriale che presenta delle particolarità in base alla tipologia del canale social.

E Valentina Romani? La conoscete? È una dei giovani attori della serie Rai Mare Fuori“. Lei ha accompagnato i follower della pagina per l’intera durata del Festival con video girati dal balconcino Generali, come lo chiama lei. Da questo terrazzino si vede il teatro Ariston da vicino.

Ogni giorno, prima dell’inizio delle serate, è stato condiviso un video di Valentina per generare interesse. Perché è stata coinvolta? Perché gli utenti di Tik Tok sono in gran parte giovani. E chi meglio di un giovane è in grado di relazionarsi con questo target? Inoltre, con la sua presenza si è voluto promuovere anche la nuova stagione della serie in cui recita: la terza stagione di Mare Fuori, da poco disponibile su RaiPlay. Infatti gli attori del film sono stati invitati sul palco durante una delle ultime serate.

Su Tik Tok, come già scritto, sono stati condivisi dei contenuti speciali: video dove i cantanti hanno risposto a domande personali leggendo delle carte “Memedeus”. Oppure video che mostrano il dietro le quinte del Festival o momenti divertenti delle serate.

INSTAGRAM

L’annuncio dell’apertura della pagina di Amadeus ha sicuramente dato centralità a questo canale: dopo qualche minuto dalla sua creazione, il profilo ha raggiunto i 500.000 follower. Le dirette fatte dal palco durante la trasmissione hanno favorito l’afflusso di traffico nelle pagine Instagram e consentito ai follower di vivere un’esperienza immersiva: l’intreccio tra le dirette tv e Instagram ha avuto anche questa funzione. D’altro canto i social sono gli ambienti della disintermediazione.

E ANCORA

Il ruolo delle pagine di Chiara Ferragni e Gianni Morandi ha avuto un’indubbia rilevanza nel promuovere il Festival e coinvolgere gli utenti. Ovviamente non sono mancati i meme, ed alcuni sono stati mostrati in diretta durante la finale per incentivarne la creazione (I famosi user generatd content).

Fonte “Wired.it”

In Facebook abbiamo trovato un gruppo ufficiale del Festival di Sanremo, creato per condividere i contenuti della pagina ufficiale, monitorare le discussioni e i post generati dagli utenti e fidelizzare. Alcuni post della pagina del Festival hanno richiesto ai follower di compiere delle azioni: commentare scrivendo il titolo delle canzoni preferite, ad esempio. Questo per l’engagement.

Nella condivisione di tutti i contenuti nei diversi canali sono stati utilizzati degli hashtag specifici per generare dei flussi e dei trend.

Infine non dimentichiamo Spotify: già al termine della prima serata, in quest’app era possibile ascoltare le canzoni degli artisti in gara.

UN BREVE COMMENTO

L’architettura della strategia digitale ha considerato tutti i canali social a disposizione e il sito web Rai Play per promuovere il festival e le canzoni tra i vari pubblici. Il coinvolgimento degli utenti, non solo in funzione del voto, è stato un altro obiettivo.

È stata utilizzata una strategia transmediale curata nei minimi dettagli per rendere Sanremo un’esperienza immersiva da far vivere al pubblico.

SANREMO IN NUMERI

La pagina Facebook del Festival di Sanremo ha 1.142.353 follower, un tasso di engagement del 12% e di interazione dello 0,99%. Questi dati riguardano gli ultimi 28 giorni. Sempre in questo periodo di tempo sono stati condivisi 11,6 post al giorno: immagini e video.

Il video dell’esibizione di Mr. Rain durante la prima serata è il post che ha ottenuto il maggior numero di interazioni.

Mentre quello della performance di Marco Mengoni lo segue a ruota.

SANREMO E GOOGLE

Secondo i dati di Google Trend, La keyword “Festival di Sanremo” ha raggiunto il picco di interesse mercoledì 8 febbraio. Le ricerche sono diminuite nei giorni seguenti. L’11 febbraio hanno invece registrato una nuova crescita.

Le regioni dove gli utenti Google hanno dimostrato maggiore interesse sono: Liguria, Piemonte e Abruzzo. Il Trentino Alto Adige si posiziona ultimo in questa classifica.

Chi ha cercato il termine Festival di Sanremo ha cercato anche Blanco, scaletta, Chiara Ferragni, Marco Mengoni e prima serata. Oltre ad aver cercato anche il comune italiano di Sanremo ed altri argomenti.

Le query non si discostano molto da questo elenco di parole. Tra gli argomenti e le query che hanno registrato un’improvvisa impennata nelle ricerche ci sono quelle che contengono la parola Blanco.

Questi dati riguardano gli ultimi 30 giorni.


Alla scoperta del marketing automation

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Un’agenzia di comunicazione o l’ufficio marketing di un’azienda hanno molte attività da svolgere e parte del loro lavoro è dedicato all’elaborazione di strategie e tattiche per comunicare nel modo più efficace. Data questa mole di lavoro, per risparmiare energie e tempo da impiegare nella definizione delle tattiche di marketing oppure nella fase di sviluppo della creatività, la scelta di utilizzare software per il marketing automation è estremamente opportuna.

Cos’è il marketing automation?

Sono delle procedure, dei sistemi che si attivano grazie a dei software che consentono di svolgere con efficienza delle azioni precise. Naturalmente, alla base dell’uso di questa tecnologia, c’è la persona che individua gli obiettivi da perseguire con questi programmi.

Il principio cardine dell’automazione di alcuni processi di marketing è:

“Arrivare al target individuato nel momento giusto con il messaggio più idoneo“.

Il marketing automation può essere applicato all’email marketing, al social media marketing e all’acquisizione e gestione dei lead. Per farlo è importante stabilire un workflow corretto: target, trigger, azioni e risultati.

Quali sono le attività precise alle quali si può applicare l’automation?

  • Lead generation: ottenimento di contatti potenzialmente interessati a diventare clienti.
  • Lead nurturing: attività volte a creare una relazione con i lead attraverso l’invio o la presentazione di contenuti di valore per essi.
  • Lead scoring: consiste nell’assegnare un punteggio ai lead in base al valore che possono avere per l’azienda.
  • Attività di up-selling: finalizzate ad incentivare il cliente ad acquistare un quantitativo di prodotto maggiore rispetto a quanto preventivato.
  • Attività di cross-selling: funzionali ad incentivare il cliente ad acquistare un prodotto complementare.
  • Customer retention e customer loyalty: tecniche adottate per trattenere il cliente e poi fidelizzarlo.

LinkedIn: perché questo social è la miniera d’oro del lavoro

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Lanciato negli Stati Uniti il 5 maggio 2003 e sbarcato in Italia nel 2011, LinkedIn è la piattaforma d’eccellenza per il lavoro. 

Parliamo infatti di un social network di proprietà di Microsoft che permette ai suoi iscritti sia di cercare lavoro, consultando annunci e inviando candidature, sia di trovare personale qualificate per la propria azienda. 

Linkedin viene spesso e volentieri definito come “il social dei professionisti” anche se, al giorno d’oggi, gli utenti che lo popolano fanno parte di tutte le categorie lavorative. 

Si può dire inoltre che questo prezioso strumento, utilizzato specialmente per il personal branding e per il networking personale, abbia abbattuto le barriere stipulando un accordo con la Pubblica Amministrazione italiana. Tra non molto si potrà ricevere una notifica sul proprio profilo quando l’applicazione rileverà un match tra le proprie competenze e quelle richieste dal portale della PA (InPA). 

Ma quindi, come possiamo usare LinkedIn?

Oltre alle classiche regole di base come dover scegliere una foto profilo adatta (in questo caso che trasmetta professionalità), ci sono alcuni accorgimenti utili per far spiccare il proprio profilo tra gli altri. 

Innanzitutto bisogna tenere a mente che LinkedIn è un “professional network”. Ciò significa che servirà principalmente per esternare la propria “identità professionale”, vi consigliamo perciò di trasformare l’headline del vostro profilo in qualcosa di molto più di una semplice job title, descrivendo cosa siete e non semplicemente cosa fate.

Anche il summary in questo caso dev’essere fatto ah-hoc e trasformato in una storia. Il nostro consiglio è quello di seguire la formula di Laszlo Bock che permette di esporre il risultato, inserendo dati e riferimenti che provino la veridicità di ciò che viene scritto.

LinkedIn serve per il lavoro ma bisogna tenere a mente che in quanto social, connette persone. In questo caso sarà necessario creare nel tempo una rete di contatti coerenti con la propria figura e riuscire a mantenere i rapporti nel tempo interagendo con i propri “collegamenti”. 

Ultimo ma non per importanza, LinkedIn consente di trovare opportunità lavorative. Non si deve aver paura di mettere in mostra i certificati o gli attestati conseguiti e i corsi seguiti, così come bisogna iniziare a vedere di buon occhio le raccomandazioni e le referenze che possediamo.

E le aziende?

Avere una pagina aziendale su LinkedIn può fare la differenza e crearla è completamente gratuito. 

Sulle pagine è possibile svolgere semplici azioni come condividere post e articoli, pubblicare annunci di lavoro per gestire efficientemente le attività di ricerca del personale, ma non è finita qui.

Innanzitutto ricordiamo che è necessario possedere una pagina per intraprendere azioni sponsorizzate (come ad esempio immagini, annunci di testo o messaggi), e questa può essere la base di partenza per creare pagine vetrina o pagine evento. 

Per un’impresa, LinkedIn può rappresentare una risorsa perché dà la possibilità di iniziare attività di Social Selling, ossia lo sfruttamento delle relazioni della propria rete a scopo commerciale.


Per concludere, questo social network, se usato nel modo corretto, può diventare sinonimo di employer branding. Si può valorizzare così la propria azienda grazie ai dipendenti che ne diventano quasi “ambassador” e rendere la sua immagine accattivante agli occhi degli utenti.

Incanta i tuoi clienti con gli archetipi

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Riuscire a rendere un brand immediatamente riconoscibile e significativo per il pubblico a cui ci si rivolge è il sogno di tutte le aziende. Per raggiungere questo obiettivo è necessario stabilire una connessione, una relazione emotiva con i clienti. In questo modo si possono ottenere dei risultati non trascurabili nel proprio business. C’è un trucco che ci aiuta a fare questo: si chiama archetipo.

Hai mai sentito parlare degli archetipi? Quelli a cui ci riferiamo hanno origine nel campo della psicologia. Nello specifico questo concetto è stato utilizzato da Jung nella sua teoria descritta nel libro “Gli archetipi dell’inconscio collettivo”. Secondo la tesi di Carl Gustav Jung, nel profondo della psiche di ognuno si trova l’inconscio collettivo, dove risiedono delle strutture universali comuni a tutti gli uomini. Possono essere definite anche “forme arcaiche di conoscenza umana”. Queste forme di pensiero “originarie”, sviluppate grazie al sedimentarsi delle esperienze della specie umana, danno vita agli archetipi che sono alla base degli istinti. Incarnare un archetipo ci consente quindi di entrare in relazione con le persone, che inconsciamente si sentiranno attratte dal marchio.

La teoria degli archetipi di Jung è stata poi riformulata e applicata nel campo del marketing da Margaret Mark e Carol S. Pearson con il loro libro “The hero and the outlaw. Building extraordinary brands through the power of archetypes”. Gli archetipi individuati dagli autori sono 12 e sono suddivisi in 4 categorie che rappresentano i bisogni fondamentali avvertiti dagli esseri umani:


Categorie

  • Indipendenza
  • Cambiamento
  • Appartenenza
  • Stabilità

Indipendenza

Archetipi:

  • Innocente
  • Saggio
  • Esploratore

Innocente

L’innocente è un sognatore ottimista, idealista, che intravede del buono in chiunque e quindi ha sempre fiducia negli altri. Per questo può essere considerato ingenuo. Inoltre riesce a relazionarsi con tutti e sente un grande bisogno di appartenenza sociale. Cerca di fare del bene e di far sentire le persone a proprio agio, e il suo obiettivo è raggiungere il paradiso. Il suo timore più grande è quello di essere punito per aver avuto dei comportamenti sbagliati.

Esempio uso archetipo innocente.

Parole chiave: semplicità, autenticità, naturalezza, ottimismo, felicità.

Dove, CocaCola e Mulino Bianco sono tre classici brand che si rifanno a questo archetipo.

Saggio

Il saggio è una persona riflessiva e razionale che vuole capire e conoscere il mondo in cui vive, i fatti che accadano ecc. È il maestro, l’esperto, il filosofo. Il saggio teme l’inganno e l’ignoranza e ricerca la verità.

Parole chiave: conoscenza, libertà di pensiero, intelligenza.

Audi e Google sono due famosi brand che utilizzano questo archetipo.

Esempio uso archetipo saggio.

Esploratore

L’esploratore è il viaggiatore, il viandante, l’avventuroso alla ricerca di nuove esperienze e di nuove sfide. Viaggia per scoprire il mondo e conoscere se stesso, ama sentirsi libero e autonomo.

Chi incarna questo archetipo vive una vita seguendo i propri principi e valori. La sua paura è il conformismo e l’immobilità.

Parole chiave: viaggio, avventura, autonomia, anticonformismo

Patagonia, National Geographic, Starbucks e The North Face sono dei celebri brand che incarnano questo archetipo.

Esempio uso archetipo esploratore.

Cambiamento

Archetipi:

  • Eroe
  • Mago
  • Fuorilegge

Eroe

L’eroe è il guerriero, l’atleta, il salvatore che ama le sfide, per dimostrare il proprio valore e lasciare il segno. La forza, la potenza e il coraggio sono tre caratteristiche che lo contraddistinguono. L’eroe ha sempre bisogno di un avversario e ama il rischio. Il suo difetto può essere l’arroganza. Gli eroi lottano contro le ingiustizie e quindi i brand che scelgono questo archetipo possono prendere posizione su tematiche sociali. L’archetipo dell’eroe aiuta il consumatore ad affrontare le prove difficili e lo incoraggia a non mollare mai.

Parole chiave: coraggio, sfida, cambiamento, rischio, energia.

Brand che usano questo archetipo: Nike, Duracell

Esempio uso archetipo eroe.

Mago

La magia serve per realizzare i sogni e trasformare la realtà. La creatività e la visione ad inventare ed innovare. I brand che utilizzano questo archetipo offrono soluzioni nuove ai problemi della vita quotidiana. Il mago a volte può essere manipolatore: questo è il suo difetto. La sua ambizione è quella di comprendere le regole che governano l’universo.

Parole chiave: fantasia, sogno, novità, trasformazione, visione.

Apple, Tesla e Disney usano questo archetipo.

Esempio uso archetipo mago.

Fuorilegge

Il fuorilegge è un ribelle che rifiuta ciò che è convenzionale, lo status quo. È anticonformista e non ha paura di infrangere le regole. La comunicazione dei brand fuorilegge è irriverente e spesso provoca reazioni contrastanti. A volte è aggressiva. Il fuorilegge non è per forza cattivo, ma vuole cambiare le norme sociali per migliorare il presente e ha paura di essere banale e ininfluente.

Esempio uso archetipo fuorilegge.

Parole chiave: contrapposizione, rottura, cambiamento, sfida, anticonformismo.

Diesel, Virgin e Harley Davidson sono brand “fuorilegge”.


Appartenenza

Archetipi:

  • L’uomo comune
  • Il burlone
  • Amante

L’uomo comune

L’uomo comune è il vicino di casa, la persona normale, semplice, con una vita sobria, senza eccessi: cerca di appartenere ad un gruppo e di essere considerato dagli altri. I timori più grandi di questo archetipo sono: essere escluso, distinguersi dagli altri e apparire arrogante. I brand “uomo comune” comunicano ai consumatori che non c’è niente di male nell’essere easy.

https://www.youtube.com/watch?v=9Cx8s1LaQA4

Parole chiave: normalità, semplicità, inclusione.

Brand che utilizzano questo archetipo: IKEA, Ebay.

Il burlone

La comicità e la voglia di divertirsi sono i tratti salienti dei burloni. I burloni, o giullari sono persone spontanee che amano godersi la vita e temono la noia. I brand burloni promettono al consumatore momenti di spensieratezza, svago e felicità. A volte prendono posizione su temi spinosi, attraverso critiche taglienti, espresse con la propria comicità.

Parole chiave: comicità, leggerezza, spensieratezza, risate.

Brand che hanno scelto questo archetipo: M&M’S, Mailchimp.

Amante

I brand amanti cercano di conquistare il cliente con il loro fascino. Sono sensuali, lussuriosi, esaltano i sensi e vogliono godere dei piaceri della vita. L’amante, ovviamente, vuole essere amato e la sua più grande paura è non piacere agli altri. Il suo amore non deve essere però inteso solo come espressione di sensualità: gli amanti sono anche premurosi e affettuosi. I brand che utilizzano questo archetipo, solitamente operano nel mercato del lusso e hanno un prezzo medio alto.

Parole chiave: amore, lussuria, piacere, sensazioni, godere.

Brand amanti: Muller, Victoria’s Secret.

Esempio uso archetipo amante.

Stabilità

Archetipi:

  • Angelo custode
  • Sovrano
  • Creatore

Angelo custode

Prendersi cura degli altri è la missione degli “angeli custodi”. Di norma, le persone che hanno questa personalità sono empatiche e sanno ascoltare. La loro paura è l’ingratitudine e l’egoismo. I brand “angeli custodi” non si occupano solo del benessere delle persone, ma si prendono cura anche dell’ambiente circostante offrendo dei servizi. I marchi che utilizzano questo archetipo generano fiducia nel consumatore.

Parole chiave: amore, cura, compassione, fiducia.

Esempi di brand che utilizzano questo archetipo: Volvo, Amnesty, Johnson&Johnson, Pampers.

Esempio utilizzo archetipo angelo custode.

Sovrano

Il sovrano, vuole il successo, ed esercita il suo potere per garantire l’ordine e l’armonia attraverso il controllo. I brandi “sovrani” sono autorevoli, affidabili e vengono imitati. Il loro timore maggiore è quello di perdere il controllo.

Parole d’ordine: autorevolezza, leadership, equilibrio, ammirazione.

Il brand per eccellenza che utilizza questo archetipo è Rolex.

Esempio utilizzo archetipo sovrano.

Creatore

Il creatore riesce a tracciare nuove strade, indicare nuove prospettive: è anticonformista. Un artista, uno scrittore, un regista è un creatore. Le persone che hanno questo tipo di personalità vogliono innovare e proporre nuove soluzioni per cambiare. Il timore dei creatori è la mancanza di visione e l’incapacità di darle concretezza.

Parole chiave: novità, cambiamento, creazione, trasformazione.

Brand “creatori”: Lego, Adobe.

Esempio utilizzo archetipo creatore.

Questi sono 12 archetipi che possono aiutare il tuo brand a stabilire una connessione emotiva con il pubblico. Ricorda che la scelta di uno di essi è fondamentale nel processo di definizione della brand identity: l’archetipo individuato a sua volta influenzerà tutta la strategia comunicativa del tuo marchio. Naturalmente, nel momento della decisione, bisognerà considerare anche i valori e la missione del brand, per fare delle valutazioni coerenti con gli altri aspetti che lo caratterizzano.

Questo argomento è interessante, vero? Nella comunicazione la strategia è importante.

Se vuoi una mano nel comunicare in modo efficace l’identità del tuo brand sfruttando anche gli archetipi, contattaci. Troveremo delle soluzioni adatte alle tue esigenze.

Preparatevi. Il live shopping sta rivoluzionando le vendite online!

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Quando si sosteneva che la pandemia avrebbe prodotto alcune trasformazioni nella società, sicuramente si ha azzeccato questa previsione, se si guarda allo sviluppo del digitale che c’è stato negli ultimi anni. La crisi COVID ha impresso un’accelerazione alla digitalizzazione, e il fenomeno del “Live shopping” rappresenta uno degli effetti.

La chiusura dei negozi e il timore di frequentare luoghi affollati ha favorito lo sviluppo dell’e-commerce in generale e anche una particolare forma di acquisti online che alcuni chiamano “Live streaming shopping” o “Live shopping” oppure “Live e-commerce”. Sono nomi diversi, ma tutti indicano lo stesso fenomeno.

Televendite 4.0?

Ricordate le vecchie televendite? Qualcuno potrebbe dire che il live shopping sia una loro evoluzione. E in parte è vero. Questi show organizzati per vendere rispondono al principio “see now, buy now” e mixano entertainment, shopping e influencer marketing: offrono un’esperienza divertente basata su veri e propri spettacoli. Inoltre, favoriscono l’engagement e la creazione di una relazione con il pubblico.


Un fenomeno che sta travolgendo la Cina

Questo nuovo trend sta impazzendo in Asia. Nel 2020 due terzi dei consumatori cinesi ha affermato di aver acquistato dei prodotti durante una diretta live, e proprio in Cina, il live shopping ha raggiunto il 10% del mercato totale dell’e-commerce. Secondo uno studio pubblicato dal China Internet Network Information Center (CNNIC) sullo sviluppo di internet, nel paese del dragone, gli utenti delle piattaforme di live streaming hanno raggiunto quota 617 milioni alla fine del 2020. Questo dato rappresenta il 62,4% del numero totale di utenti Internet cinesi. Inoltre si prevede che entro il 2023, in Cina, gli acquisti durante le dirette live conteranno quasi il 20% delle vendite al dettaglio. In Europa questo fenomeno è meno sviluppato, ma secondo McKinsey & Company, nei prossimi 5 anni potrebbe avere una crescita analoga a quella appena descritta.

Alle origini del successo

Il successo dello shopping live nasce nel 2016, quando Alibaba lancia la piattaforma Taobao Live. Questa integra all’e-commerce la possibilità di svolgere dirette. Anche Amazon non è rimasta a guardare, infatti ha rilasciato Amazon Live. Ma oltre alle piattaforme di vendita, sono le MCN (Multi-Channel Network) a giocare un ruolo fondamentale in questo settore. Le Multi-Channel Network, dopo averli contrattualizzati, mettono in contatto gli influencer, chiamati KEY (Key opinon leader), con i brand e le piattaforme di live streaming. Una della più importanti è Xinxuan, fondata da Xin Youzhi: un influencer con 87 milioni di followers.


Alcune piattaforme per il live shopping

  • Shoploop di Google
  • Amazon Live
  • Facebook Live
  • Instagram Live
  • Twitter ha cominciato ad ospitare delle dirette
  • Anche TikTok sta investendo in questo settore

Come si svolge una una diretta live?

Durante gli show, gli influencer svolgono delle vere e proprie performance ogni sera per 4 ore: generalmente dalle 20 alle 24, presentando circa 12 prodotti all’ora. Questo è quanto spiega Forbes. McKinsey e Company riportano che durante le dirette, le categorie merceologiche più presenti sono quelle del Fashion (35,6%), Beauty (7,6%) e Food (7,4%).

Grazie alle piattaforme di live e-commerce è possibile interagire con il presentatore direttamente da casa, grazie alla chat, oppure rivolgersi a degli assistenti e acquistare la merce istantaneamente, continuando a seguire lo show. Nel corso degli spettacoli vengono presentate delle promozioni o degli sconti speciali, per chi sta seguendo la diretta dall’inizio, per esempio. Questo format è molto coinvolgente e sfrutta una delle leve della persuasione: il principio di scarsità. Infatti c’è poco tempo per acquistare i prodotti presentati o per beneficiare della promozione, perciò l’ascoltatore avverte un senso di urgenza.

Direzione Europa

Questo fenomeno è quindi importante e ha forti margini di crescita. Di conseguenza non dobbiamo pensare che sia relegato solo all’Asia, perché rappresenta a tutti gli effetti la nuova frontiera dell’e-commerce. L’iResearch Institute, durante un convegno organizzato dall’associazione ChinaEU, ha spiegato che l’Europa entro il 2024 potrebbe “raggiungere circa 160 milioni di utenti di e-commerce in live streaming, di cui circa 100 milioni che potrebbero anche effettuare acquisti mentre guardano le dirette”.


Se siete un’azienda e avete un e-commerce, preparatevi! Il live shopping sta per sbarcare anche qui.

Il fenomeno Podcast

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Sono sempre di più le persone che in Italia ascoltano podcast. Questo fenomeno è stato descritto nei dettagli grazie alla ricerca condotta da Nielsen, società di statistica e sondaggi. L’indagine presentata durante gli United States of Podcast: un evento promosso da Audible, spiega che sulla penisola italiana il numero di appassionati di podcast è in continua crescita: si è passati dai 12 milioni di ascoltatori del 2019 ai 13,9 milioni del 2020. Nel 2018 coloro che hanno ascoltato un podcast almeno una volta erano invece 10,3 milioni. C’è stato quindi un grande aumento.


Il lockdown ha favorito lo sviluppo di questa nuova abitudine?

La ricerca ha provato a rispondere anche a questa domanda e ha evidenziato che durante i mesi in cui gli italiani sono rimasti chiusi in casa sono cresciuti i comportamenti digitali: il consumo dei contenuti in streaming, la lettura di ebook e anche l’ascolto di podcast. Quest’ultima attività è cresciuta del 24%. Ciò che distingue il fenomeno podcast dagli altri comportamenti digitali è che la maggior parte di chi ascoltava contenuti audio durante la quarantena ha conservato questa abitudine anche in seguito.

Ma qual è l’identikit di chi ascolta podcast?

Le persone che hanno un’età compresa tra i 18 e i 35 anni rappresentano la categoria maggiormente interessata e considerando tutti gli utilizzatori al di là dell’età, il 70% ascolta contenuti audio quando è casa, mentre il 29% quando è in macchina. L’auto è il secondo luogo preferito per svolgere questa attività. Inoltre il 33% degli ascoltatori podcast naviga nelle piattaforme alla ricerca di contenuti per informarsi mentre il 29% per rilassarsi.

Anche Ipsos ha analizzato il fenomeno del podcasting con la nuova edizione del rapporto “Ipsos Digital Audio Survey”. I risultati di questa indagine non si discostano molto da quelli dello studio di Nielsen, ma considerano anche ulteriori aspetti interessanti: ad esempio spiegano che il tempo dedicato all’ascolto dei podcast, in una giornata, è in media di 40 minuti e che tra gli under 35 capita spesso di ascoltarli dopo averli sentiti citare da un influencer.

Un dato importante per le aziende e le agenzie di comunicazione e marketing è che il 71% degli utenti podcast ricorda di aver ascoltato messaggi pubblicitari durante la fruizione del contenuto audio.

Come si fa a registrare un podcast?

Non è difficile e chiunque può farlo: a casa o in ufficio. Basta avere un computer o un cellulare, un microfono e qualcosa da raccontare. Puoi condividere le tue tracce audio in un sito e in una piattaforma di distribuzione podcast come Spotify, iTunes. Oppure ci sono altri ‘’spazi virtuali’’ dove farlo: Audacity o Spreaker che consente di realizzare un podcast in diretta online. Per quanto riguarda i microfoni ne esistono di vario tipo per rispondere a diverse esigenze. Qui di seguito alcuni modelli:

  • Microfono condensatore: molto sensibile e quindi adatto ai luoghi silenziosi; solitamente viene utilizzato negli studi di registrazione e restituisce un suono di qualità.
  • Microfono dinamico: è meno preciso rispetto al precedente, ma per questo utile per registrazioni in ambienti rumorosi. È necessario essere molto vicini al microfono per registrare al meglio.
  • Microfono Lavalier: adatto per gli ambienti chiassosi. Di solito viene utilizzato per trasmissioni televisive o interviste.
  • Microfono a connessione XLR: serve per chi registra a più voci e necessita di scheda audio e/o alimentazione
  • Microfono a connessione USB: non necessità di un’alimentazione esterna o di interfacce di controllo


Il podcasting rappresenta quindi un fenomeno che continua a crescere e che presenta molte opportunità: grazie alle piattaforme esistenti è possibile divulgare qualsiasi contenuto e costruire un proprio pubblico di riferimento nel tempo, proponendosi come esperti di un tema. Dal punto di vista dell’ascoltatore il formato podcast permette invece di selezionare i contenuti di maggiore interesse senza dover rispettare un palinsesto radio, ad esempio. Inoltre consente di ascoltarli quando si preferisce: mentre si è a casa, quando si fa sport oppure guidando o viaggiando.


Nella società delle immagini anche l’audio avrà sempre più spazio? Per ora sicuramente .